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Cenni storici

Sommario

A zonzo per Bioggio

Bioggio si trova sulla sponda destra del fiume Vedeggio, protetto dai venti del nord da un anfiteatro di dolci colline. Geograficamente fa parte della Bassa Valle del Vedeggio e politicamente del Malcantone.
Proprio per la sua posizione strategica, Bioggio ha sempre rappresentato dal V secolo a.C. in poi un luogo di residenza privilegiato di famiglie importanti, ossia dei “Signori” del comprensorio rurale che va dal Ceneri fino alla Tresa, Malcantone incluso.
La Strada Regina, che costeggiava il Ceresio, lo attraversava da Sud verso Nord in direzione di Manno. Bioggio veniva così a trovarsi allora all’estremità del lago, in posizione strategica.
Sorprendente è il fatto che la continuità di questa presenza si possa leggere ancora ai nostri giorni attraverso i ritrovamenti degli scavi archeologici.
Nel 2004 al nucleo tradizionale di Bioggio, con le frazioni di Gaggio e dei Mulini, si sono aggiunti i territori di Bosco Luganese e di Cimo a formare un unico comune.
La nostra visita inizia dal piazzale della chiesa.
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Bioggio pre-romana e romana

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Area del tempietto pre-romano e romano

Gli insediamenti di questo periodo storico si trovano dietro l’attuale chiesa di San Maurizio.
Il visitatore è invitato ad entrare nel posteggio sotterraneo dove, attraverso due finestre, potrà ancora vedere i muri di recinzione del tempietto romano risalenti al I-II secolo d.C.. Purtroppo sono i soli reperti visibili.
In questa area, già nel V secolo a.C. sorgeva un luogo di culto celtico. Qui venne trovata la stele etrusca con due figure antropomorfe collocata nell’atrio della casa comunale.
Il tempietto romano prostilo di ordine corinzio rappresenta un unicum in Ticino e può essere paragonato a quello di Augusta Raurica. L’altarino, con l’iscrizione della sua dedicazione a Giove e a Nennic (forse una divinità celtica a cui era dedicato il tempietto del V secolo a.C.), le colonne con i capitelli, le soglie e gli architravi sono visibili nel percorso archeologico coperto.

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Villa e impianto termale romani

Dal piazzale delle scuole si accede alla zona sopra la palestra dove i ritrovamenti attestano la presenza di una villa romana venuta alla luce negli anni sessanta. Nel Museo Plebano di Agno sono conservati alcuni oggetti qui ritrovati.
Di questa villa faceva sicuramente parte il complesso termale venuto alla luce nel 1992, risalente al II secolo d.C. costruito secondo le più rigide regole del grande Vitruvio. I resti sono conservati ma non visibili. In superficie é riportato il perimetro della struttura che comprendeva il locale riscaldato (calidarium), concluso da un’abside semicircolare a nord. A sud si apriva su di un atrio che era collegato a piccoli locali (spogliatoi o celle di riposo). Questa costruzione venne eretta su precedenti strutture romane del I secolo, dapprima forse coloniche e poi residenziali.
Le caratteristiche metriche dello schema vitruviano sono confermate pure dalle dimensioni dei manufatti in cotto. Nel III/IV secolo l’edificio cambia di destinazione e viene adattato ad abitazione; nel V secolo subisce ulteriori modifiche che coincidono al periodo della calata dei Franchi merovingi nel 342 e nel 590.

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Bioggio cristiana

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L’antico San Maurizio - (V - XVIII secolo)

Il percorso archeologico è ubicato sotto il piazzale della chiesa e racchiude in primo luogo gli edifici di culto cristiani a partire dal V fino alla fine del XVIII secolo.
All’ ingresso sono collocati i reperti del tempietto romano e un coperchio di tomba etrusca scoperto in quello stesso luogo e usata poi per una sepoltura medievale.
Proseguendo nel percorso (il primo di questo genere realizzato in Ticino) i reperti ci parlano della nascita del cristianesimo a Bioggio. Gli scavi, effettuati tra il 1997 e il 1998, hanno confermato che a Bioggio vi fu continuità civile e cultuale fin dall’epoca pre-romana. Importante segnalare l’esistenza parallela dei due culti pagano e cristiano per almeno un secolo.
Il primo San Maurizio si è sviluppato nel periodo che va dal V-VI secolo all’età moderna. Da un primo edificio di culto a sala, nel cui interno dominava una sepoltura privilegiata, si passa, nel VII-VIII secolo, ad una costruzione con abside semicircolare orientata e dotata di un primo altare costruito con tegoloni romani uniti con argilla.
La terza fase è quella legata all’XI secolo. All’epoca romanica è da riferire un edificio dalla navata ampia, completata da un coro orientato con decorazione pittorica ben visibile e da una prima torre campanaria posta sul lato settentrionale. Nella seconda metà del Quattrocento sorge la chiesa a tre navate, scandite da pilastri, nel cui interno all’altare principale - sempre rispettoso di quello primitivo - se ne accompagnano altri due laterali. L’epoca barocca porta a cambiamenti strutturali rivoluzionari che danno origine ad una chiesa sempre a tre navate, demolita poi nel 1791 in concomitanza con l’erezione del nuovo tempio, lasciando a testimonianza il campanile ancora oggi in funzione.

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San Maurizio Nuovo

Il bel tempio neoclassico ottagonale a croce greca, vero e proprio gioiello di architettura del primo neo-classico, iscritto tra i monumenti storici cantonali e federali, venne edificato fra gli anni 1773 e 1791. Artefici di questo edificio furono Padre Agostino della Vergine Addolorata (al secolo Gerolamo Grossi di Bioggio), il Parroco Don Domenico Staffieri e i Patrizi che lavorarono come maestri d’arte. L’edificio venne completamente restaurato tra gli anni 1979 e 1983, rendendolo più luminoso.
Importante la cupola affrescata dal pittore Giuseppe Reina di Savosa (1759-1836) raffigurante San Maurizio in gloria, le Virtù Teologali e i quattro Evangelisti. Inoltre colpiscono l’eleganza del pulpito sormontato da baldacchino, opera di Giovanni Battista Staffieri e, sulla sinistra, la piccola cappella contenente il Battistero.
L’altare maggiore è pure dell’epoca neoclassica. Antecedente la chiesa è l’altare barocco di sinistra. Imponente per la qualità del suo marmo nero con le due colonne tortili monolitiche, racchiude uno dei dipinti su tela più preziosi del patrimonio artistico del Cantone. Rappresenta una sacra conversazione: la Madonna con il bambino, al centro, dentro un tempio bramantesco, è attorniata dai Santi Benedetto, Mauro, Caterina d’Alessandria e Giustina. È opera di Simone Peterzano (1580).
L’altare di destra incornicia una tela di grandi dimensioni raffigurante il Crocifisso a cui è dedicato. Lo stemma gentilizio in marmo bianco dei Rusca, testimonia il legame di questa nobile famiglia con la chiesa.
Degne di nota le stupende balaustre barocche dell’altare maggiore e le due acquasantiere delle quali non si conosce la provenienza.

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L’antico nucleo di Bioggio

Procedendo in direzione del nucleo si nota una sontuosa villa, già residenza dei Conti Rusca, ora sede del Municipio. Nel giardino, a sinistra, è collocato un coperchio di tomba alto medievale.
Durante gli orari di apertura al pubblico si può visitare l’interno e prendere visione della pietra tombale etrusca ritrovata all’interno del tempietto romano (V secolo a.C.). L’imponenza dello scalone d’onore è tipico delle abitazioni signorili del settecento.
Nelle contrade adiacenti si possono ammirare eleganti abitazioni patrizie: era il quartiere dei Grossi che andava a lambire il palazzo secentesco dei conti Riva la cui bellezza è messa in risalto dagli eleganti colonnati e dalla “glorietta”.
Altra notevole casa patrizia è quella dei Rossi il cui belvedere domina la valle.
Le contrade a sud della strada che scende da Cademario, pur conservando ancora alcune vecchie dimore appartenute in passato a varie famiglie importanti (Avogadri, Staffieri, Barca) hanno subito negli ultimi decenni importanti trasformazioni e demolizioni. Tuttavia, nella Contrada del Torchio, su un’ala dell’abitazione già degli Avogadri è tuttora conservato un bell’affresco rappresentante Sant’Antonio da Padova in una pregevole cornice in stucco con alla sommità lo stemma gentilizio di questa famiglia.

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La Meridiana

La meridiana è un oggetto risalente a 4’000 anni fa, e serviva per misurare il tempo, non solo le ore ma anche i mesi, le stagioni e i periodi zodiacali. Questo valido strumento funziona però solo di giorno e in presenza del sole, ma presenta notevoli vantaggi rispetto al moderno orologio, ovvero: non deve essere caricata, non necessità di alcuna fonte di energia, non c’è usura, non produce alcun rumore, ed è costruita per l’eternità. La meridiana di Bioggio è di tipo equatoriale, ed è unica nel suo genere, infatti presenta una parte fissa (intelaiatura e quadranti orari) e una parte mobile (quadrante mensile verticale). Questa meridiana, grazie proprio alla sua parte mobile, non presenta il difetto di ora presentato dalle meridiane classiche fisse, quindi sia con l’ora legale che con l’ora solare indica sempre l’ora esatta.
Funzionamento La Meridiana di Bioggio indica sia l’ora solare di Bioggio (corrispondente allo longitudine di Bioggio che è di 8° 54’ 30” Est), sia l’ora legale invernale ed estiva dell’Europa Centrale (corrispondente alla longitudine di 15° Est, nel cui fuso si trova Bioggio).
Per leggere l’ora, si fa scivolare (impugnando uno dei due pomi sporgenti) semplicemente verso destra o verso sinistra il quadrante verticale finché il punto luminoso proiettato dalla diottra combacia con il tratto di lemniscata (curva ellittica sul quadrante verticale) corrispondente al mese in corso.
Portato in questa posizione il quadrante verticale, il suo indice inferiore segna automaticamente l’ora legale dell’Europa Centrale (lo si legge sul quadrante inferiore; le cifre grandi indicano l’ora legale invernale, le cifre piccole quella estiva).
Per la lettura dell’ora solare di Bioggio si fa scivolare il quadrante verticale finché il punto luminoso proiettato dalla diottra combacia con la linea verticale al centro del quadrante. Portato in questa posizione l’indice superiore del quadrante verticale segna automaticamente (sul quadrante superiore) l’ora solare di Bioggio.

In Cancelleria può essere richiesta la Brochure “La Meridiana di Bioggio” (versione integrale cartacea).

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La Fontana

Il progetto della fontana è scaturito da un concorso di idee promosso fra gli allievi del 2° e 3° corso della Sezione arti decorative del Centro scolastico industrie artistiche (CSIA) di Lugano.

Fra la diecina di bozzetti presentati (tutti molto validi), è stato scelto quello realizzato collettivamente da Carlotta Alberti e Chiara Cornaro. Consiste in una fontana a gradini e in un pavimento pedonale, la cui estremità a punta indica il Nord.

Sia le forme della fontana, sia la sagoma e la suddivisione del pavimento, sia il posizionamento della meridiana sul pavimento, si distinguono per le loro perfette proporzioni auree, ciò che rende l'insieme estremamente armonioso e leggero (nonostante le 17 tonnellate di peso della sola fontana).

 La fontana è stata eseguita interamente in granito di Iragna, mentre il pavimento è in granito di Iragna (fasce chiare) e dell'Onsernone (fasce scure).

 L'opera unisce e sfrutta simbolicamente tre elementi vitali per l'uomo: la pietra (ossia la terra), l'acqua e il sole.

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Sant’Ilario e Bosco Luganese

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Il colle e la chiesa di Sant’Ilario

“Da queste pietre ci parlano tredici secoli di storia”.
(Prof. Pierangelo Donati, 1989).

Dalla strada principale per Bosco Luganese, alla prima curva, si imbocca la Via Sant’Ilario che sale al colle omonimo.
Varie sono state le fasi della costruzione della chiesa: dalla prima struttura di culto in legno del VII secolo, si passa ad una seconda in cui viene aggiunta un’abside semicircolare in pietra. Nel IX secolo sorge la struttura carolingia a campana, la cui abside con finestrella è ancora visibile dall’esterno.
I secoli successivi vedono vari interventi fino al cinquecento in cui comincia a prendere forma l’attuale struttura che continua a rispettare l’antica abside fino al XVII secolo. La costruzione, così come appare al visitatore, è stata terminata nel 1683, data desumibile dalla campanella inserita nell’esile campanile a vela sulla facciata sud.
I restauri terminati nel 1989 hanno riportato l’edificio, dalle linee architettoniche pure, alla sua antica bellezza. All’interno, importanti stucchi e tele della bottega del Petrini fanno di questa chiesa luogo di serenità.

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Bosco Luganese e la chiesa di Sant’Abbondio

Proseguendo per il sentiero si arriva alle prime case di Bosco Luganese.
Fanno bella mostra di sé antiche case patrizie e contadine sparpagliate un po’ ovunque su su oltre la chiesa parrocchiale. Essa é dedicata a Sant’Abbondio, Vescovo di Como del IV secolo.
Bosco Luganese fa storia comune con Cademario fino al 1807, anno in cui la Parrocchia si stacca dalla matrice di Sant’Ambrogio.
Invitiamo il lettore a proseguire fino alla chiesa da dove si spazia su tutto il golfo di Agno e parzialmente verso quello di Lugano.
L’edificio di culto data dell’inizio dell’ottocento: è una costruzione luminosa ad una navata costruito sopra le fondamenta di una chiesa preesistente. Di notevole conserva l’altare maggiore barocco proveniente dalla chiesa di San Francesco di Lugano, demolita all’inizio dell’ottocento.
Nel coro, a destra, va notata la lapide che ricorda che qui sono conservate le viscere di uno dei più illustri cittadini di Bosco Luganese, Monsignor Giovanni Fraschina (1750-1837), Arcivescovo titolare di Corinto e di fatto primo Vescovo del Ticino.

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Il Roccolo di Cuccarello

Scendendo per la cantonale verso il nucleo di Bioggio, si nota sulla sinistra una costruzione curiosa. La torre medievale
ha una posizione privilegiata: circondata dall’oasi verde di un vasto vigneto essa svetta sulla pianura del Vedeggio, offrendo ai visitatori una bella veduta sul lago.
La funzione svolta da questo monumento resta ancora un mistero, ma le ipotesi sono diverse.
Secondo l’Ufficio beni culturali potrebbe trattarsi di una torre di controllo o di avvistamento costruita nel Medioevo, che magari era collegata alle due altre torrette rinvenute nella zona di San Zeno e Cassina d’ Agno.
Di documenti storici per comprovare quest’ipotesi per ora non ce ne sono, ma è pur vero che secondo la perizia dell’Archeologo del Servizio cantonale, la torre era una struttura abitativa distribuita su tre piani, all’interno della quale, come si è scoperto, c’era anche un camino.
Fino agli anni trenta del secolo scorso la torre veniva usata come roccolo, costituiva cioè un appostamento fisso per la caccia agli uccelli.
Una decina di anni fa si è deciso di sistemarla perché l’edera la stava letteralmente “soffocando”.
Prima di avviare gli interventi di risanamento, tuttavia, è stato necessario acquistare il terreno da un privato. Il restauro vero e proprio, curato dall’Architetto Ivo Trumpy di Riva San Vitale, ha preso il via nel 2006 e, concluso dopo sei mesi di lavori, ha restituito alla torre il suo antico splendore.

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Nuclei di Gaggio e Cimo

Seguendo la direzione di Cimo- Vernate, arrivati a Gaggio, possiamo godere delle sue bellezze medievali. Caratteristiche le case che guardano sulla piana del Vedeggio e ancora più tipica la “Salita San Rocco” all’inizio della quale si trova una cappella votiva di semplice fattura raffigurante la Vergine con vari Santi, tra i quali San Rocco. A questi si attribuisce il miracolo di avere preservato questa antica frazione di Bioggio dalla peste del cinquecento e del seicento.
La chiesa della fine del XVI secolo conserva sopra l’altare un affresco di Bartolomeo Rusca di Arosio, raffigurante l’Immacolata.
Proseguiamo poi per Cimo. È il nucleo che si trova all’estremo sud del Comune dominante dall’alto il lago Ceresio. Di origine romana, conserva tutte le caratteristiche di un tradizionale paese lombardo con le sue belle case patrizie e la sua chiesetta dedicata a San Giuseppe.

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Il piano, l’aeroporto e la frazione dei Mulini

I Mulini hanno una storia forse ancora più antica di quella di Bioggio. È proprio qui che troviamo la conferma che il lago occupava tutta la piana. Ne è testimone un rilevante frammento di tronco lungo 116 cm venuto alla luce nel 1991, che si ritiene abbia costituito la parte inferiore di una palafitta. Questo ritrovamento, che rappresenta un unicum in Ticino, ci fa risalire al periodo neolitico e ci dà la conferma che la nostra Regione era già abitata in epoca preistorica. La nuova chiesa della Madonna delle Grazie costruita nel 1969 è opera dell’arch. Luciano Savi. All’interno una tela notevole della bottega del Torricelli rappresenta la fuga in Egitto.

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Iseo

A fine settembre 2007 le popolazioni di Bioggio e Iseo approvano la fusione dei due Comuni.
Iseo porta in dote alcuni gioielli, il più importante sicuramente la chiesa di Santa Maria, risalente all’epoca carolingia e posta su un poggio da cui si ha un panorama straordinario su gran parte del Luganese. Raggiungibile da Iseo salendo la strada carrozzabile attraverso selve di castani, passando per la"Cappellina" (detta anche "'Gesorera" o "Capela"). La tradizione vuole che un tempo, al momento di lasciare i propri cari per andare a lavorare lontano e per molti mesi gli abitanti accompagnassero in questo luogo sacro chi partiva. Da Cimo alla chiesa di Santa Maria vi si arriva lungo un comodo sentiero (tempo di percorrenza circa 30 minuti). Santa Maria Juvenia è la chiesa parrocchiale cui fanno capo i villaggi di Iseo e Cimo (un tempo anche Vernate). Anzi la costruzione sacra si trova sul comprensorio di Vernate, tanto che una delle sue prime menzioni, nell'anno 1411 viene riportata come S. Maria "de Vernate".

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Nel volume di Enrico Maspoli "La pieve di Agno: memorie storiche" si trova il riferimento ad un documento del 1516 dal quale risulta chiaramente che un sacerdote, vicario del prevosto di Agno, risiedeva stabilmente sul colle. La Chiesa è stata esplorata dall'Ufficio beni culturali durante i mesi di maggio e giugno del 1986, in occasione dei lavori per la rimozione e la sostituzione del pavimento.

Durante lo scavo è stato possibile identificare le fondamenta dell'abside della prima chiesa, resti di una chiesetta premillenaria e ipotizzare - secondo quanto riferisce Pierangelo Donati in "Indagini archeologiche nel Ticino 1986-1987"- "l'esistenza di una navata quadrangolare inscrivibile in un quadrato". La prima struttura è stata sicuramente edificata entro l’850 d.C.; una seconda chiesa che conserva l'abside ma raddoppia la navata è da ritenersi conclusa entro l'anno Mille, verosimilmente in corrispondenza ad un aumento della popolazione. Importanti modifiche intervengono tra il Duecento e il Trecento. In un primo momento, vi è l'edificazione di un nuovo edificio, possibile sede del Consiglio della Comunità, con funzione indipendente dalla chiesa. Entro la fine del Trecento viene attuato un ingrandimento a meridione e aggiunte minori a ovest e distruggono completamente la “Casa del presbitero”. Agli ultimi decenni del Cinquecento risale la prima sommaria descrizione della chiesa. Attualmente vi si officia la Santa messa ogni domenica alle 17.00 da maggio a ottobre.
l gruppi possono visitarla contattando la Cancelleria comunale. Un'altra chiesetta racconta la storia d'Iseo, si tratta dell’oratorio San Rocco che risale alla prima metà del 1600. Sino al, 1599, quando la Pieve di Agno fu visitata dall'Archinti (fonte Enrico Mspoli "La Pieve di Agno") al suo posto c'era una “cappelletta” lunga soltanto due braccia dalla balaustra alla porta.
L’Archinti ordinò che venisse allungata di almeno altre dodici braccia. Più tardi saranno aggiunti la sacrestia e il campanile.
Il tutto restaurato nel 1976 e con la rimozione del pavimento e degli intonaci sono venute alla luce le tracce della cappella citata dal visitatore apostolico nel 1599. Si ritiene che la cappella primitiva sia sorta su un'area "sacrale" antica. Va ricordato che, con il Concilio di Trento, si ribadisce l'ordine di cancellare le vestigia di tutto quanto poteva ricordare i riti pagani e che quindi la cappelletta originale fosse stata edificata proprio per cristianizzare un sito, che ricordava culti propiziatori antichi ma non cristiani.
Anche il nucleo e la piazza comunale detta “Ra curt”, delimitata da una quadrilatero di case a schiera, valgono una passeggiata ad Iseo.
Pure "l'antico" alambicco, situato a pianterreno della bella e ristrutturata casa comunale, vale il tempo di una visita. Sembra trattasi di uno dei pochi alambicchi ancora a fuoco diretto e avendo subito pochissimi interventi di "restauro" permette di distillare veramente come un tempo.

In cancelleria è disponibile la versione cartacea dell'opuscolo "A zonzo per Bioggio".