
da aprile a giugno 2010
MARIANN ROTH
Al primo sguardo furtivo ai quadri di Mariann Roth, nulla fa pensare al processo di nascita e formazione al quale essi sono stati sottoposti.
Strisce e quadrati di tutti i colori si alternano o si aggiungono, in composizioni apparentemente ornamentali, a parole, versi, poesie, proverbi e modi di dire, a testi letterari ed altri scritti.
La tela non è più tela perché coperta da un pezzo di lamiera e da intonaco. Si potrebbe dire che la tela sia diventata un muro.
I colori, non sono colori comprati pronti per l’uso, ma sono colori nati da un processo di lavorazione tra i vari pigmenti e la caseina oppure un agglutinante o semplicemente un orlo d’uovo. Ed è forse proprio questa tempera che, applicata accuratamente sull’intonaco, da al quadro un effetto vellutato e una luminosità particolare.
Infine ci sono i titoli dei quadri. Sono titoli, semplici e comuni nel significato esteriore, come la vita nelle campagne dell’Umbria: il giorno e la notte, gli elementi della natura, le stagioni.
Sono composizioni da due, tre e più quadri, come la serie esposta qui a Bioggio dei dodici mesi dell’anno.
Ma questa semplicità è soltanto apparente perché se Mariann Roth si serve di questi titoli è perché proprio dalla loro semplicità nasce la sensibilità di ascoltare e osservare la natura: il vento, la luce, i colori, i mutamenti stagionali. A Casalini di Panicale tutto è diverso della Svizzera tedesca.
E infine ci sono i testi riportati sui quadri. Anche questi, spogliati apparentemente dalle loro virtù, ornano la superficie del quadro e soltanto nel leggerli riacquistano la loro dignità originaria.
Al primo sguardo furtivo ai quadri di Mariann Roth, nulla fa pensare al processo di nascita e formazione al quale essi sono stati sottoposti.
Strisce e quadrati di tutti i colori si alternano o si aggiungono, in composizioni apparentemente ornamentali, a parole, versi, poesie, proverbi e modi di dire, a testi letterari ed altri scritti.
La tela non è più tela perché coperta da un pezzo di lamiera e da intonaco. Si potrebbe dire che la tela sia diventata un muro.
I colori, non sono colori comprati pronti per l’uso, ma sono colori nati da un processo di lavorazione tra i vari pigmenti e la caseina oppure un agglutinante o semplicemente un orlo d’uovo. Ed è forse proprio questa tempera che, applicata accuratamente sull’intonaco, da al quadro un effetto vellutato e una luminosità particolare.
Infine ci sono i titoli dei quadri. Sono titoli, semplici e comuni nel significato esteriore, come la vita nelle campagne dell’Umbria: il giorno e la notte, gli elementi della natura, le stagioni.
Sono composizioni da due, tre e più quadri, come la serie esposta qui a Bioggio dei dodici mesi dell’anno.
Ma questa semplicità è soltanto apparente perché se Mariann Roth si serve di questi titoli è perché proprio dalla loro semplicità nasce la sensibilità di ascoltare e osservare la natura: il vento, la luce, i colori, i mutamenti stagionali. A Casalini di Panicale tutto è diverso della Svizzera tedesca.
E infine ci sono i testi riportati sui quadri. Anche questi, spogliati apparentemente dalle loro virtù, ornano la superficie del quadro e soltanto nel leggerli riacquistano la loro dignità originaria.
Testo di Totò Mazzara
Biografia
Sono nata nel 1946, cresciuta a Zurigo dove ho frequentato le scuole dell’obbligo. Diverse formazioni e attività nel settore pedagogico e sociale. Per tanti anni ho lavorato come arte-terapeuta tanto in cliniche quanto in atelier privato. Sono madre di due figlie adulte. In tutti questi anni la pittura mi ha sempre accompagnata.
Come pittrice sono autodidattica.
A partire degli anni ‘70 ho participato a molte mostre personali e collettive. Nel 1997 mi sono trasferita a Stabio dopo di che ho acquistato con mio marito Leo Kuerzi una casa in Umbria dove lavoro esclusivamente come pittrice. La natura, la vita rurale semplice sono un fonte inesauribile di ispirazione per la mia pittura.
Sono nata nel 1946, cresciuta a Zurigo dove ho frequentato le scuole dell’obbligo. Diverse formazioni e attività nel settore pedagogico e sociale. Per tanti anni ho lavorato come arte-terapeuta tanto in cliniche quanto in atelier privato. Sono madre di due figlie adulte. In tutti questi anni la pittura mi ha sempre accompagnata.
Come pittrice sono autodidattica.
A partire degli anni ‘70 ho participato a molte mostre personali e collettive. Nel 1997 mi sono trasferita a Stabio dopo di che ho acquistato con mio marito Leo Kuerzi una casa in Umbria dove lavoro esclusivamente come pittrice. La natura, la vita rurale semplice sono un fonte inesauribile di ispirazione per la mia pittura.
Mostre (a partire dal 2001)
2001 Galerie Billing, Baar
2002 Galerie Antonigasse, Bremgarten
2003 Galerie vista nova, Zurigo
2004 Künstlerhaus Freienbach SZ
2005 Altes Schützenhaus Zofingen AG
exp‘au Milan La Roche/Gruyère
2006 Galerie Antonigasse, Bremgarten
2007 Galerie Mollwo, Riehen
2009 Galerie ArteNa, Waltenschwil AG
2001 Galerie Billing, Baar
2002 Galerie Antonigasse, Bremgarten
2003 Galerie vista nova, Zurigo
2004 Künstlerhaus Freienbach SZ
2005 Altes Schützenhaus Zofingen AG
exp‘au Milan La Roche/Gruyère
2006 Galerie Antonigasse, Bremgarten
2007 Galerie Mollwo, Riehen
2009 Galerie ArteNa, Waltenschwil AG
LEO KÜRZI
Leo Kürzi non è qualcuno che gira per il mondo in cerca di motivi per le sue sculture. Il suo occhio è come addestrato a scoprire e intuire dove si nascondono le sue ispirazioni. Guardare e osservare non significa vedere. Leo Kürzi vede anche senza guardare. Il risultato di questa sua affinità si manifesta nelle sue opere. Simili alle pietre della spiaggia, levigate dal tempo, anche le opere di Leo Kürzi sono levigate e non soltanto alla superficie ma anche nella forma. Sono impressioni che, raccolte nel tempo, conservate e mischiate ad altre in una metamorfosi naturale e inconscia, diventano forma. Questo è anche uno dei motivi per cui lo scultore preferisce non dare un titolo alle sue opere. Lui non vuole limitare lo spazio d’associazione dell’osservatore. Questo deve essere libero di vedere qualcosa solamente sua, diventa creatore. Ci sono naturalmente anche delle opere le cui forme fanno immediatamente pensare a qualcosa ben determinata. Nel vedere una serie di lavori, in marmo di Carrara, non si può fare a meno di fare giustamente un associazione di pensiero con le case Leopoldine, in Toscana. Queste case, dalla pianta quadrata, hanno creato all‘artista la domanda: Quali altre architetture trovano posto in un cubo? Le risposte si trovano nella serie esposta. Indipendentemente dal tema, dalla forma e dal tipo di pietra impiegata, quello che conta per l’artista è che, alla fine del lavoro, le opere emanino un non so che di sublime bellezza.
Leo Kürzi non è qualcuno che gira per il mondo in cerca di motivi per le sue sculture. Il suo occhio è come addestrato a scoprire e intuire dove si nascondono le sue ispirazioni. Guardare e osservare non significa vedere. Leo Kürzi vede anche senza guardare. Il risultato di questa sua affinità si manifesta nelle sue opere. Simili alle pietre della spiaggia, levigate dal tempo, anche le opere di Leo Kürzi sono levigate e non soltanto alla superficie ma anche nella forma. Sono impressioni che, raccolte nel tempo, conservate e mischiate ad altre in una metamorfosi naturale e inconscia, diventano forma. Questo è anche uno dei motivi per cui lo scultore preferisce non dare un titolo alle sue opere. Lui non vuole limitare lo spazio d’associazione dell’osservatore. Questo deve essere libero di vedere qualcosa solamente sua, diventa creatore. Ci sono naturalmente anche delle opere le cui forme fanno immediatamente pensare a qualcosa ben determinata. Nel vedere una serie di lavori, in marmo di Carrara, non si può fare a meno di fare giustamente un associazione di pensiero con le case Leopoldine, in Toscana. Queste case, dalla pianta quadrata, hanno creato all‘artista la domanda: Quali altre architetture trovano posto in un cubo? Le risposte si trovano nella serie esposta. Indipendentemente dal tema, dalla forma e dal tipo di pietra impiegata, quello che conta per l’artista è che, alla fine del lavoro, le opere emanino un non so che di sublime bellezza.
Testo di Totò Mazzara
Biografia
1942 Nato a Rapperswil, apprendistato commerciale, attivo a Ginevra e New York.
1967 Scuola pedagogica a Wettingen, Università di Losanna, formazione di insegnante primario e secondario.
1971-83 Insegnante secondario nel cantone d‘Argovia, vari viaggi e soggiorni nei paesi latinoamericani.
1986 Ulteriore formazione alla Schule für Gestaltung, Zurigo, inizia a lavorare come scultore.
1994 Esclusivamente attivo come scultore.
1995 Soggiorno a Pietrasanta.
1997 Trasferimento in Italia. Oggi vive a Stabio e Panicale (Perugia).
1942 Nato a Rapperswil, apprendistato commerciale, attivo a Ginevra e New York.
1967 Scuola pedagogica a Wettingen, Università di Losanna, formazione di insegnante primario e secondario.
1971-83 Insegnante secondario nel cantone d‘Argovia, vari viaggi e soggiorni nei paesi latinoamericani.
1986 Ulteriore formazione alla Schule für Gestaltung, Zurigo, inizia a lavorare come scultore.
1994 Esclusivamente attivo come scultore.
1995 Soggiorno a Pietrasanta.
1997 Trasferimento in Italia. Oggi vive a Stabio e Panicale (Perugia).
Mostre (selezione)
1997 Galerie Jeannette Catrina, Oetwil
1998 Galerie Antonigasse, Bremgarten
1999 Galerie vista nova, Zürich
2000 Galerie Gluri-Suter-Huus, Wettingen
2001 Galerie vista nova, Zurigo
2002 Galerie Mazzara, Riehen
Galerie Antonigasse, Bremgarten
2003 Galerie vista nova, Bremgarten
2004 Künstlerhaus Freienbach SZ
2005 Kunst im alten Schützenhaus, Zofingen
2006 Galerie Antonigasse, Bremgarten
2007 exp‘au Milan, La Roche/Gruyère
Galerie Mollwo, Riehen
2009 Galerie ArteNa, Waltenschwil
1997 Galerie Jeannette Catrina, Oetwil
1998 Galerie Antonigasse, Bremgarten
1999 Galerie vista nova, Zürich
2000 Galerie Gluri-Suter-Huus, Wettingen
2001 Galerie vista nova, Zurigo
2002 Galerie Mazzara, Riehen
Galerie Antonigasse, Bremgarten
2003 Galerie vista nova, Bremgarten
2004 Künstlerhaus Freienbach SZ
2005 Kunst im alten Schützenhaus, Zofingen
2006 Galerie Antonigasse, Bremgarten
2007 exp‘au Milan, La Roche/Gruyère
Galerie Mollwo, Riehen
2009 Galerie ArteNa, Waltenschwil
Pierluigi Poretti
marzo 2010
Tassalli di vita nella natura
Nasce nel 1946 a Chiasso, studia al Centro Scolastico per le Industrie Artistiche di Lugano nella sezione arti decorative, ottenendo il premio Bariffi per la scultura.
Frequenta poi, presso lo stesso Istituto, il corso di perfezionamento in pittura , aggiudicandosi il premio Lavizzari.
Completa infine i suoi studi all’Accademia delle Belle Arti a Milano sotto la guida di Domenico Cantatore.
Nel 1969 inizia un lungo percorso professionale nell’insegnamento medio. Attualmente è docente di visiva presso la Scuola Media di Serocca d’Agno.
Negli anni in cui l’Europa contrapponeva la neofigurazione d’avanguardia alla Pop Art statunitense, Pierluigi Poretti esordiva con una personale, esponendo alla Galleria Tonino di Campione d’Italia. Era il 1969 e nella monografia della mostra, Manfredo Patocchi rimarcava in Poretti l’assenza di casualità e improvvisazione, sottolineando per contro un’evidente meditazione accostata a una profonda analisi delle cose, delle situazioni e dei contrasti. Il filo conduttore delle opere realizzate dal Poretti è rappresentato dalla natura, indagata mantenendo costanti gli elementi descrittivi evidenziati da Patocchi. …L’indagine si articola a partire da una dimensione della natura infinitamente piccola, da un dettaglio, da un elemento di difficile percezione per l’occhio che si limita al vedere e non passa all’osservare. Dieci anni dopo la prima personale, Eros Bellinelli spiega come Poretti riesca ad “aprire dei semi”, far “scoppiare un germoglio”, “sorprendere una rinascita” e “raccontare una fecondazione”. La profonda meditazione individuata da Patocchi si ritrova ancora nelle parole di Bellinelli che attribuisce all’arte del Poretti una “metodica sapienza”. Precisi accostamenti e geometrie – il disegno è essenziale per Poretti – consentono la materializzazione di atmosfere surreali costituite dall’espansione di quel dettaglio osservato in partenza. L’artista libera dunque una dimensione sfuggente ai più, espandendola con una precisa e logica organizzazione, dipingendola come meravigliosa razionalità. Pierluigi Poretti indaga la natura sviluppando tre tematiche
fondamentali. Una prima e ampia stagione è dedicata all’analisi quasi anatomica del microcosmo vegetale. Ne segue un biennio sofferto in cui la degradazione ambientale veicolata dall’uomo, accende nel Poretti la necessità di denunciare la propria indignazione
dipingendo una spenta surrealtà di devastazione e corruzione ambientale. Il Poretti individua successivamente un altro ruolo dell’uomo inserito nella dimensione eco sistemica: è questa la terza stagione artistica di un Pierluigi Poretti capace di riflettere criticamente,
contrapponendo l’uomo incurante delle necessità ambientali, con l’uomo teneramente intento a ritagliarsi un angolo verde che lo riconcili con la terra. Il Poretti rivaluta dunque il riscoperto bisogno di contatto con la natura, rappresentando quegli elementi della cultura contadina capaci di rievocare nell’uomo il proprio attaccamento
all’ambiente. Patocchi, nella monografia redatta nel 1969 in occasione della prima personale di Pierluigi Poretti, esaltava “il gusto preciso per la vita, per la vita che divampa, che si accende in una tavolozza messa al servizio della gioia”, quel gusto conservato nel tempo dall’artista, capace di indurlo a rimettersi alla prova esponendo in un’ulteriore personale, quel gusto che lo sfida a confrontarsi
con sé stesso consentendogli così di sentirsi vivo.
Omar Balmelli
Marini Mirella e Marinoni Alice 2009
Läubli Max 2009
Gurtner Marco 2009
Hermanus 2009
Vanzetta Daniela e Camponovo Sandra 2009
Quezada Fabiola 2008
Taddei Luigi 2008
Fonti Giulia e Tahery Ahahita 2008
Valsangiacomo Franco 2008
Prati Marco 2008
Knoll Cora 2007
Eftimovski Eftim 2007
Malacrida 2007
Bühler Jean Marc 2007
Gatti Luciano 2007
Lupi Marco 2006
Siragusa Miriam 2006
Fumagalli Laura 2006
Pecoraro Leonardo 2005
Soldini Fabrizio 2005
Traversi Dario 2005
Lomazzi Riccardo 2005
Lüönd Antonio 2005
Crivelli Adriano 2004
Piccaluga Sergio 2004
Vescovi Michele 2003
Galli Sylvia 2003
Marti Tazio 2002
Soldati Giuseppe 2002
Zürcher Piera 2002
Giorzi Albertolli Barbara 2002
Schober Giorgio 2002
Cleis Milo 2002
Rissone Emilio 2001
Mazzuchelli Paolo 2001
Ragazzi Magda 2000
Alberghini Fabrizio 2000
Bernasconi Corrado 1999
Casanova Fiorenza 1999
Perucconi Würgler Margaret 1999
Läubli Max 2009
Gurtner Marco 2009
Hermanus 2009
Vanzetta Daniela e Camponovo Sandra 2009
Quezada Fabiola 2008
Taddei Luigi 2008
Fonti Giulia e Tahery Ahahita 2008
Valsangiacomo Franco 2008
Prati Marco 2008
Knoll Cora 2007
Eftimovski Eftim 2007
Malacrida 2007
Bühler Jean Marc 2007
Gatti Luciano 2007
Lupi Marco 2006
Siragusa Miriam 2006
Fumagalli Laura 2006
Pecoraro Leonardo 2005
Soldini Fabrizio 2005
Traversi Dario 2005
Lomazzi Riccardo 2005
Lüönd Antonio 2005
Crivelli Adriano 2004
Piccaluga Sergio 2004
Vescovi Michele 2003
Galli Sylvia 2003
Marti Tazio 2002
Soldati Giuseppe 2002
Zürcher Piera 2002
Giorzi Albertolli Barbara 2002
Schober Giorgio 2002
Cleis Milo 2002
Rissone Emilio 2001
Mazzuchelli Paolo 2001
Ragazzi Magda 2000
Alberghini Fabrizio 2000
Bernasconi Corrado 1999
Casanova Fiorenza 1999
Perucconi Würgler Margaret 1999










